Sull’essere speciali

Basta poco a spiazzarmi: canzoni, poesie… persone care.
Questa meraviglia l’ho trovata su di un libro del mio adorato Gianni Rodari, cercando storie a caso fra I Cinque Libri per esercitarmi nella lettura ad alta voce.

Io so la storia dell’uomo piú bravo del mondo ma non so se vi piacerà. Ve la racconto lo stesso?
Ve lo racconto.
Si chiamava Primo, e fin da piccolo aveva deciso: – Primo di nome e di fatto. Sarò sempre il primo in tutto.
E invece era sempre l’ultimo: era l’ultimo ad aver paura, l’ultimo a scappare, l’ultimo a dir bugie, l’ultimo a far cattiverie, ma così l’ultimo che cattiverie non ne faceva per niente.
I suoi amici erano tutti primi in qualche cosa. Uno era il primo ladro della città, l’altro il primo prepotente del quartiere, un terzo il primo sciocco del casamento. E lui invece era sempre l’ultimo a dire sciocchezze, e quando veniva il suo turno di dirne una stava zitto.
Era l’uomo piú bravo del mondo ma fu l’ultimo a saperlo. Cosí ultimo, che non lo sapeva per niente.

E tutti i nostri sforzi per essere speciali? Dove vanno a finire?

Cosa cerchiamo in fondo, non lo sappiamo nemmeno noi. In questa vita interpretiamo tutti un ruolo, che ci viene dato, o che, mi piace pensare, ci scegliamo. Quale però? Cosa fare della nostra vita per darle un senso?

Forse basta solo… vivere così. Come il protagonista del racconto, al meglio.

Ma come esattamente? Come e di cosa vive esattamente il protagonista del racconto? Beh, possiamo leggere ed  immaginare.
Prima di tutto, Primo si comporta bene, verso se stesso, verso il prossimo. Non fa cattiverie, non fa il male, aderisce a tutte le regole sociali. È buono :)
Tutto qui? Sì! Come no… e che significa?

Direi che semplicemente… è un buon uomo, sì, un buon essere umano, un bravo cittadino, una brava persona :P
Fondamentalmente aderisce al 100% a quello che è il suo ruolo nella società e nel mondo, alle regole, al posto che gli è stato dato.

Forse è questo il tutto, il vivere bene, il miglior uso che si possa fare di una vita.
Non si cerca un ruolo. Si è speciali perché si è normali, buoni, giusti.

Non la penso, però, così. Perché prima di essere bravi uomini e cittadini, dobbiamo essere noi stessi. Fuori dalle regole, schemi convenzioni. Comportarci in un certo modo perché siamo, la pensiamo così, non perché è così che dobbiamo comportarci.
Dare il meglio di noi stessi, essere, in mezzo a tanti prima e dopo di noi, semplicemente noi stessi. Sviluppare e migliorare noi stessi, dare il nostro meglio, sempre. Dobbiamo essere speciali.

Tutti noi cerchiamo un ruolo di protagonista… ho sempre pensato che se mi fosse capitato un ruolo “malvagio” non avrei avuto ugualmente problemi ad interpretarlo. Purché fosse speciale.

Non speciale in quanto famoso o popolare o necessario. Speciale perché insostituibile, speciale perché me stesso.

E mi convinco sempre di più che l’unico modo di esserlo è di esserlo per gli altri. Per le persone che amiamo.

Siamo speciali perché amiamo.

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2 pensieri su “Sull’essere speciali

  1. Bel post!
    Bravo. Speciale lo sei sempre stato. Adesso, in più, non sbagli neanche un accento. E la cosa mi riempie di orgoglio.
    Mi rimanderesti quel link ad sabatini coletti?
    un abbraccio
    salvo menza

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